Le emozioni… in un pomeriggio uggioso

L’orologio segna le 04.30 e già iniziano i preparativi. Il viaggio in macchina verso Palermo serve a stemperare la tensione, si ride e si scherza, ma dentro ognuno di noi è annidato il seme della speranza: “Perché stavolta ci credo, perché stavolta ci siamo”. E pensare che fino a poche settimane fa il ritornello era diverso. Ora l’unico vero obiettivo è vincere a Castellammare di Stabia. Prendiamo l’aereo e quando atterriamo a “Capodichino” tutti i pensieri si lasciano spazzar via dall’entusiasmo, dall’adrenalina pre-partita e mentre un fiume di gente si muove verso Napoli la mente vola già sul campo. Prendiamo l’auto, destinazione Castel dell’Ovo, li ci aspettano gli altri che sono arrivati in nave.

 

Pranzo veloce e di nuovo in macchina, si parte per Castellammare di Stabia. Dopo aver percorso tutta la Città, soli ed in balia dei segnali sbagliati, eccolo, lo Stadio “Romeo Menti“, beh forse definirlo stadio è troppo, la gente affacciata dai balconi lo fa sembrare uno stadio e li capisci che il rischio che scatti una diffida per gli amministratori dei condomini è davvero alta.  La prima cosa bella della giornata, ci capita alle 12.50, incontriamo la Signora D’Angelo, ottantaduenne arrivata da Trapani in aereo con la sua sedia a rotelle e ci racconta che non poteva mancare, il personale in servizio all’esterno dello stadio, gli fa presente che gli spetterebbe andare a bordo campo, ma lei non ne vuole sapere, “Voglio andare in Curva come tutti i tifosi ospiti“, così il figlio e il nipote della Signora non hanno altra scelta, devono accontentarla!

Ai tornelli c’è il solito controllo di sicurezza, si sentono cori di “No, ho dimenticato di togliere l’accendino dalla tasca” o “Ma devo per forza togliere il tappo alla bottiglietta?”.  Bene, siam dentro… inizia la scalata. Gradini, su gradini, fatti a due a due per la fretta di arrivare in cima. Il campo si stende davanti a noi e la curva della Juve Stabia è già gremita di tifosi. Il tempo vola e in men che non si dica, tra un coro e qualche fischio all’ indirizzo dei tifosi gialloblu, lo speaker inizia ad urlare i nomi dei giocatori che scenderanno in campo. Col fischio d’inizio partono i cori di sostegno. Siamo tutti lì, insieme a incitare questa squadra che in trasferta ci fa spesso soffrire. Partiamo bene, dalla Curva si sentono frasi di approvazione e la possibilità di portare a casa il risultato si fa più concreta. Finisce il primo tempo, la tensione cala. Il tempo di andare in bagno e riprende la gara, arriva il primo gol della Juve Stabia con Carlini, per un momento la Curva si ammutolisce mentre i 10.000 locali esplodono. I capi Curva richiamano tutti all’ordine e si ricomincia coi cori, più forte di prima. E mentre grido anch’io con tutto il mio fiato,  i gialloblu raddoppiano con l’ex Canotto e il Cuore della Nord per un momento smette di battere. Mi siedo con la testa tra le mani, altri rispondono agli insulti che arrivano dalla tribuna, ma arriva un altro richiamo dai capi ultras “Non si smette di cantare nonostante tutto“.

Il tempo scorre inesorabile, l’adrenalina sale e la Curva ancora incita a cantare, a non lasciare soli i ragazzi in campo. Quando arriva il fischio finale la delusione è grandissima. Con chi dobbiamo prendercela? con la difesa? con l’allenatore? Ma alla fine i veri motivi della disfatta non interessano a nessuno. Seduto, mi tengo la testa con il braccio sinistro, mi pesa tanto, e fisso gli avversari che festeggiano e i loro sostenitori che esultano. Intorno a me espressioni sconsolate, arrabbiate, deluse… non si può certo vincere sempre, ma il trend positivo dei granata lascia tutti con l’amaro in bocca. Finalmente mi decido ad alzarmi, e mentre scendo le scale trovo tutti abbracciati e un coro si leva verso l’alto, “Io non vivrò senza te…” mi ritrovo davanti una ragazza con la sciarpa al collo, tiene stretta quei colori che ama tanto, nella gioia e nel dolore. Usciamo e recuperiamo la macchina.

Sulla via del ritorno si accende la fame e siamo costretti a fermarci. Un signore capisce che non siamo del posto e urla “Avete vinto o perso?” – “Abbiamo perso…”  rispondo mestamente.

Dopo aver mangiato, ci rimettiamo in macchina destinazione aeroporto, prendiamo l’aereo, quell’aereo che ci riporta nella nostra terra (ormai è diventata anche la mia). Finalmente a casa, ma con un pensiero fisso a chi viaggerà per tutta la notte in macchina.

 

 

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